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Caratteristiche dell'allenamento in altitudine

Il cardiopatico può essere a rischio se esposto all'alta quota per l'incapacità del cuore ad adeguare la propria prestazione in risposta allo stimolo generato dalla ridotta disponibilità di ossigeno. Ma dall' esperienza riportata dai vari autori si può affermare che i cardiopatici operati possono riprendere a frequentare la montagna a quote inferiori a 3000 metri, a patto che si rispettino alcune regole. Prima di tutto, si raccomanda un'accurata valutazione clinica che stabilisca, attraverso esami strumentali specifici lo stato di salute del paziente, le condizioni di funzione del suo cuore e l'adeguatezza della terapia. E' opportuno poi limitare l'attività fisica durante i primi giorni di soggiorno in quota durante il processo di acclimatazione; ridurre l'entità dello sforzo ed evitare l'attività fisica in condizioni climatiche sfavorevoli (giornate molto fredde e ventose o molto calde e umide); prestare attenzione a eventuali disturbi che possono insorgere durante lo sforzo o subito dopo (angina, dispnea, vertigini, affaticamento eccessivo); non fare attività fisica da soli, non sospendendo la terapia in atto, evitando gli aspetti dell'attività fisica che comportano un forte impegno muscolare e un intenso stimolo emotivo. Agli amanti dello sci alpino è consigliabile evitare la rapida salita ad alta quota con la funivia e la rapida discesa più volte al giorno. E' meglio rinunciare a una giornata in montagna piuttosto che doversi poi rammaricare.

Prima di iniziare un periodo di allenamento in altitudine è bene ripristinare i depositi di Ferro, specie in quegli atleti con ridotti valori ematici. Infatti gli atleti con deficit di Fe ++ non sono in grado di aumentare i globuli rossi in risposta all’altitudine.

IDRATAZIONE
Il mantenimento di una normale idratazione in altitudine è un elemento molto positivo ai fini della prestazione sportiva ad alta quota: infatti contribuisce ad eliminare i rischi legati alla disidratazione senza pregiudicare il trasporto di ossigeno ai tessuti.

ALLENAMENTO E VITA IN ALTITUDINE
Studi controllati su soggetti che trascorrevano un lungo periodo in altitudine vivendo ed allenandosi a quote moderate non sono mai riusciti a dimostrare un effettivo miglioramento delle performance a livello del mare. Questa metodica è invece valida se l'allenamento viene svolto ad alta quota.

NON PORTARE L’ATLETA IN MONTAGNA, MA PORTARE LA MONTAGNA ALL'ATLETA
Si è andata sviluppando negli ultimi tempi una metodica alternativa, in grado di apportare uno stimolo ipossico "a domicilio": le cosiddette tende ipossiche-ipobariche. Si tratta di strutture chiuse nelle quali l'atleta soggiorna per alcune ore al giorno (in genere quelle notturne) respirando aria nella quale è stata ridotta artificialmente la pressione parziale di ossigeno. Questo metodo è sicuramente più economico di quello tradizionale e di più facile da utilizzare, ma vi sono al momento notevoli discussioni sulla sua liceità.
Brevi esposizioni ipossiche (1.5 -2.0 ore), sono sufficienti a stimolare il rilascio di EPO e quindi ad incrementare i globuli rossi.

VIVERE IN QUOTA ED ALLENARSI A LIVELLO DEL MARE
Questa strategia combina l’acclimatazione ad una altitudine moderata (2500m) con l’allenamento ad una quota inferiore (1200m) e si è dimostrata in grado di migliorare le performance a livello del mare per prestazioni della durata di 8-20 minuti.

TIPI DI ESPOSIZIONE: 3 GRUPPI

1. Vive a 2500m, si allena a 1250m (High-Low)
2. Vive a 2500m, si allena a 2500m (High-High)
Ambedue i gruppi che vivono a 2500m mostrano un aumento dell’EPO, del volume di eritrociti e del Vo2max. Sebbene il VO2 max sia aumentato in ambedue i gruppi che vivono a 2500m, solo il gruppo che ha effettuato le sedute di allenamento a bassa quota ha migliorato il tempo sui 5000m dell’ 1,5%.

3. Vive e si allena a livello del mare su un tipo di terreno simile. (Low-Low)
I soggetti High-Low  sono in grado di mantenere sia la velocità di allenamento sia il flusso periferico di ossigeno durante le sedute di allenamento intenso (= 1000m di corsa al 110% di velocità rispetto alla velocità di gara sui 5000m) che sono fondamentali per il rendimento degli atleti che competono in gare di corsa.
I soggetti High-High durante le sedute di allenamento intenso correvano a velocità inferiore, con un minore consumo di ossigeno, una minore frequenza cardiaca e un minore picco di lattato.
Mentre gli atleti High-Low sono in grado di mantenere la capacità tampone dei muscoli, questo non accade negli atleti High-High.


PER QUANTO TEMPO UN ATLETA DEVE RESTARE IN ALTITUDINE OPPURE IN AMBIENTE IPOBARICO/IPOSSICO PER OTTENERE GLI EFFETTI SULLA PERFORMANCE?

Il fatto che esposizioni di breve durata (inferiori a 10 ore per un periodo di tempo inferiore a 3 settimane) non inducano un incremento dei Globuli Rossi sembra suggerire l’esistenza di una “soglia”, ma non è noto quanto questa esposizione/dose minima sia correlata al livello di ipossia, alla durata giornaliera o alla durata totale.
Gli atleti che vivono a 2500m, si allenano di base a 2000-3000m e svolgono allenamento intenso a 1250 m (= High-High-Low) hanno gli stessi miglioramenti degli atleti High-Low cioè degli atleti che vivono in alto e svolgono tutto l’allenamento a bassa quota.

QUINDI:

1. Living High & Training Low migliora le performance a livello del mare
2. Il meccanismo principale risiede nella stimolazione dell’eritropoiesi, con aumenti dell’emoglobina, del volume ematico e della capacità aerobica.
3. L’effetto di questo incremento nel trasporto di O2 è amplificato dal fatto che i soggetti riescono a mantenere, durante l’esercizio intenso, il normale flusso di ossigeno che hanno a livello del mare, evitando la down regulation della struttura del muscolo scheletrico che si verifica quando anche l’allenamento si svolge in ipossia.
E’ importante riconoscere che la via coinvolta nell’eritropoiesi è una via complessa e non lineare nella quale la variabilità genetica gioca un ruolo molto importante; in questo senso però, gli studi da fare sono ancora molti.

INTENSITĄ DI ESERCIZIO

H = ipossia
N = normossia
Allenamento intenso: (4-6mmol/L lattato) alla stessa intensità relativa = 66-67%
Allenamento non intenso: (2-3 mmol/L lattato) alla stessa intensità relativa=58-52%       
I carichi di lavoro sono stati scelti in modo che il gruppo H-intenso ed il gruppo N-bassa intensità lavorassero ad una potenza assoluta simile (54-59% della massima potenza in normossia).

SOGGETTI NON ALLENATI: RISULTATI FUNZIONALI

Il VO2max misurato in normossia aumenta del 9-11% indipendentemente dall’altitudine e dal tipo di allenamento. Quando però il VO2max viene misurato a 3200m i gruppi N aumentano solo del 3%, mentre i gruppi H aumentano del 7%. I 2 gruppi H hanno ottenuto una maggiore performance rispetto ai gruppi N in altitudine.
A parte gli ovvi vantaggi dell’allenamento in ipossia per performance in ipossia, IN SOGGETTI NON SPECIFICATAMENTE ALLENATI  I MIGLIORAMENTI  FUNZIONALI  IN NORMOSSIA  SONO STATI SIMILI.

SOGGETTI NON ALLENATI: MODIFICAZIONI STRUTTURALI

Aumento del 5% del volume del muscolo scheletrico (estensore del ginocchio) nel gruppo H-Intenso. La Lunghezza dei capillari aumenta nel gruppo H-Intenso. Il Volume dei mitocondri aumenta del 11-54% in tutti gruppi. Sia l’intensità del lavoro che l’ipossia hanno un significativo effetto sulla capacità ossidativa del muscolo.
Se l’esposizione all’ipossia è limitata alla durata dell’allenamento si possono evidenziare delle specifiche risposte a livello molecolare nel tessuto del muscolo scheletrico.
L’allenamento H-alta intensità induce anche aumento di VEGF (vascular endothelial growth factor), della capillarità e del mRNA della mioglobina.

ATLETI ALLENATI

Le sedute in ipossia sostituiscono tutto il lavoro di endurance ma non gli aspetti tecnici dell’allenamento.
Il VO2 aumenta nei soggetti allenati in ipossia quando misurato a 500m, 1800m, 2500m, 3200m.
La concentrazione del lattato e la scala di Borg si sono ridotte significativamente alla massima intensità di esercizio nel gruppo allenato in ipossia ma solo alla quota di allenamento.
L’aggiunta di sedute di allenamento in ipossia alle usuali sedute di allenamento migliora la funzione mitocondriale, incrementando il controllo della catena respiratoria e determinando una migliore integrazione tra la richiesta e la fornitura di ATP.
Nei muscoli dopo l’allenamento in ipossia (ma non dopo allenamento in normossia) sono significativamente aumentati a livello molecolare le concentrazioni di mRNA dell’ hypoxia-inducible factor 1alpha (+104%), del glucose transporter -4 (+32%), della fosfofruttochinasi (+32%), peroxisome proliferator-activated receptor gamma coactivator 1alpha (+60), citrate synthase (+28%), cytochrome oxidase 1 (+74%) e 4 (+36%), carbonic anhydrase-3 (+74%), e manganese superoxide dismutase (+44%).

MEZZOFONDO RESISTENTE:  ALLENAMENTO IN ALTURA

1a Settimana

- Resistenza aerobica a volume ed intensità crescenti. - Lavoro tecnico.

 

 

2a Settimana

- Resistenza aerobica.

 

- Potenza aerobica: frazionati fino a 2'.

 

- Potenza I Resistenza aerobica: frazionati fino o 6'. -Lavoro tecnico.

 

 

3a Settimana

- Resistenza aerobica.

 

- Ritmi gara: ripetute fino a 3' di sforzo. - Lavoro tecnico.

MARATONA: ALLENAMENTO IN ALTURA

1a Settimana

- Resistenza aerobica a volume ed intensità crescenti. - Lavoro tecnico.

 

 

2a Settimana

- Resistenza aerobica: ulteriore incremento del volume.

 

- Resistenza / Potenza aerobica: corsa continua e frazionata (6'-10') ad alta intensità.

 

- Potenza / Resistenza aerobica: frazionati fino a 2'. - Lavoro tecnico.

 

 

3a Settimana

- Si ripete lo schema della secondo settimana, con maggiore puntualizzazione delle intensità elevate

 

 


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