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La corsa nell'antica Grecia aveva un'importanza fondamentale nell'educazione degli "efebi" cioè dei giovani. Come esercizio naturale costituisce la base di tutti gli altri esercizi atletici, e già i Greci conoscevano che la corsa favoriva e potenziava la
funzione circolatoria e respiratoria. Il corridore si sottoponeva ad una preparazione non avulsa da tutte le altre componenti della formazione armonica dell'uomo.
La preparazione stessa era inspirata alle più belle e nobili finalitè: da quelle sociali a quelle intellettuali e patriottiche.
Le corse, particolarmente le gare, variavano secondo l'età degli "efebi" o secondo gli scopi cui miravano: come oggi, esse sono suddivise secondo l'età e le categorie (ragazzi, cadetti, allievi, juniores e seniores).
Pertanto, misurando lo stadio greco (192 metri), i debuttanti erano ammessi solo alla corsa di mezzo stadio, cioè 96 metri. Per gli "efebi" al secondo anno di attività, o più avanti nella preparazione, era consentita la corsa dell'intero stadio. Dette gare e relativi percorsi potremmo definirli preagonistici: la gara vera e propria cui ogni «efebo» aspirava era la «doppia corsa», cioè lo stadio percorso in andata e ritorno. Per i corridori da Olimpiade (quelli che possono paragonarsi ai nostri seniores) la gara era il «dolicos», cioè la corsa di resistenza, che variava da un minimo di 12 stadi (2204 metri) ad un massimo di 24 stadi (4.408 metri). In tale gara le batterie erano composte da 4 corridori per volta ed i vincitori delle singole batterie disputavano la finale.
Nel periodo aureo dell'atletismo ellenico, con l'invasione dei Romani, venendo a mancare le finalità educative, sociali, patriottiche ed estetiche della corsa, l'atletismo greco degenerò verso una forma di spettacolo, per cui i praticanti furono soltanto ambiziosi a caccia di trionfi, guadagni e premi.
Presso i Romani la corsa come agonismo sportivo ebbe poca importanza: altri spettacoli attraevano i romani e raramente nel Circo si svolgeva qualche gara di corridori a piedi. Invano Virgilio esaltava nei suoi versi il puro ideale di Olimpia; invano il filosofo Seneca additava nella corsa l'elemento formativo ed educativo per eccellenza dei giovani. L'influenza della civítà etrusca, il carattere stesso dei romani e l'ordinamento politico-sociale-militare, sono i fattori determinanti per la formazione del «Civis romanus», per cui l'educazione fisica e sportiva dei giovani romani, pur subendo l'influenza greca, ebbe le sue proprie caratteristiche di militarismo, realismo e praticità di un'educazione basata sulla forza e sul coraggio.
Le manifestazioni del Circo se le erano create secondo la loro indole, non nascondendo segni di viva ammirazione per l'Olimpismo dei Greci.
La corsa era gran parte della preparazione del cittadino, senza offrire però motivo di esaltazione agonistica.
Nel medioevo, con la cavalleria, ritroviamo la corsa in auge presso i popoli nordici, ed in particolar modo presso i Germani, che ne rivalutarono tutta la sua importanza.
All'eroe greco, il pié-veloce Achille, viene contrapposto il veloce ed atletico Sigfrido, e così presso i popoli scandinavi, ove viene attribuita considerevole importanza alla corsa nella formazione fisica del giovane.
Nel Rinascimento la corsa fa capolino nell'educazione fisica e sportiva di pochi praticanti, generalmente principi ed aristocratici, per cui non si ha traccia di agonismo vero e proprio, né si hanno notizie di gare aperte al popolo. Nelle famose «feste popolari» organizzate dai principi sono gli aristiocratici che si cimentano nella corsa e nel salto, ed il popolo assiste soltanto acclamando i più virtuosi ed aspettando l'ora del risveglio per poter essere ammesso a questa privilegiata forma di educazione.
L'era moderna segna il risveglio del popolo e delle attività sportive. Il problema si affaccia con tutta la sua importanza come fatto educativo, sociale, politico. È l'Inghilterra che, con accostamento ideale, rivaluta i principi dell'ellenismo, relativamente all'attività fisico-educativa. La corsa è alla base della preparazione di tutte le altre attività sportive individuali e di squadra.
Australia e Nuova Zelanda subiscono l'influsso della madre-patria, così come gli Stati Uniti: terminata la guerra di seccessione, si organizzano gare di corsa che diventeranno ben presto motivo di grande partecipazione nazionale. Francia, Svizzera, Spagna, la stessa Italia, i paesi nordici ed in un secondo tempo anche la Russia, l'Asia e il Continente Africano si allineano come nazioni più progredite, e con l'atletismo di massa esprimono, particolarmente nella corsa, campioni ancor vivi nella nostra mente e passati alla storia dell'atletismo come protagonisti e precursori dei grandi valori attuali del podismo.
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