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Metodi di allenamento della corsa e della maratona

I principali metodi di allenamento della corsa possono essere così riassunti:
1) intervall-training;
2) allenamento naturale;
3) allenamento alla gara;
4) allenamento frazionato;
5) corsa lenta;
6) corsa media;
7) corsa in progressione;
8) corsa lunga e lunghissima;
9) corsa con variazioni brevi;
10) corsa con variazioni medie e lunghe;
11) corsa in salita;
12) prove ripetute;
13) prove ripetute brevi in salita.

La corsa lenta (o lentissima) viene prevalentemente utilizzata per rigenerare l’organismo nei giorni successivi agli allenamenti particolarmente impegnativi, oppure durante i recuperi attivi tra una ripetuta e l’altra. Il suo scopo è, infatti, quello di eliminare le scorie che si sono prodotte all’interno del corpo e, in particolare, l’acido lattico accumulato nei muscoli.
La corsa lenta, così come la corsa lunga e lunghissima, viene utilizzata anche per bruciare i grassi e quindi per ridurre il peso corporeo senza intaccare la struttura proteica dei muscoli.
La corsa media è un ottimo allenamento avente una duplice finalità, quella di incrementare la capacità di resistenza specifica e quella di rendere più efficiente il metabolismo degli acidi grassi.
Lo scopo della corsa in progressione è quello di acquisire sensibilizzazione alla graduazione dello sforzo, riuscendo così poi a capire in gara quando si presenti la necessità di aumentare o diminuire l’andatura della corsa.
Oltre a bruciare grassi, la corsa lunga e lunghissima ha la funzione di prepararsi mentalmente ed aerobicamente alla maratona, o comunque ad una corsa di lunga distanza.
Mentre le variazioni brevi vengono prevalentemente utilizzate per raggiungere picchi di frequenze cardiache massimali, le variazioni medie e lunghe servono per incrementare la potenza aerobica in modo estensivo.
L’intervall-training o allenamento (corse) ad intervalli viene utilizzato per sfruttare la cosiddetta pausa vantaggiosa, ossia solo una parte della pausa può definirsi come tale. La pausa sarà tanto più breve quanto migliore è lo stato di forma dell’atleta e più breve la distanza percorsa. Le corse ad intervalli sono in grado di produrre un incremento dei parametri funzionali del cuore, che a sua volta ha un effetto positivo sul VO2MAX (massimo consumo di ossigeno) e quindi sulla capacità di prestazione di resistenza. Le pause di recupero attivo, durante l’interval training, vengono utilizzate quando si desidera far affluire al cuore una quantità di sangue necessaria ad un’elevata gittata sistolica.
Le corse veloci vengono usate per aumentare la potenza aerobica, attraverso la stimolazione dell’organismo alla soglia anaerobica.
Lo sviluppo della forza specifica del maratoneta, o corridore in genere, passa attraverso le corse in salita, e più precisamente attraverso la corsa continua e le ripetute in salita. Questo allenamento serve anche ad incrementare la potenza aerobica e porta ad un maggior reclutamento di fibre veloci.
Infine, le prove ripetute su distanze varie servono ad incrementare la resistenza alla velocità e la potenza anaerobica.


I grandi nomi del fondo e del mezzofondo mondiale, dagli anni 50 sino ai nostri giorni, hanno usufruito di questi metodi, adattandoli ai propri obiettivi ed alle proprie capacità psico-fisiche. Parecchi di essi ne sono stati i creatori o i capiscuola, aggiungendo o eliminando qualche dettaglio non congeniale alla propria struttura. Nel congresso degli allenatori svoltosi a Duisburg, nel 1965, Gheschler, il maestro di Harbig e di altri atleti di fama mondiale, disse: “Non esiste un metodo capace di resistere al tempo». Clima, condizioni ambientali e sociali, caratteri e costumi, e tanti altri fattori differenziali di nazionalità e razza, non consentiranno mai un metodo «standard» di allenamento. Il nostro compito sta proprio nel dare felice soluzione ad ogni problema, purché sia fondato su basi biologiche e fisiologiche”.

 

 


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