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Le olimpiadi moderne


E per riparlare di Giochi olimpici dovranno passare altri 1500 anni quando soprattutto in Europa vi sono elementi di risveglio per giochi sportivi di sapore olimpico.
I primi di cui si ha riscontro sono gli "Olympic games" di Robert Dover (gentiluomo inglese, avvocato, cattolico e grande sportivo) che si disputano per la prima volta nel 1612 e che vengono poi ripresi saltuariamente nel 1642, nel 1660, nel 1803 e ancora più avanti.
Nel 1776 compaiono i "Giochi" di Drehberg che vengono disputati anche nel 1800 e ancora nel 1840 e nel 1842.
Manifesto giochi olimpici di Rondeau
Spuntano poi i "Giochi Olimpici" di Ramlosa il 18 luglio 1834 organizzati da Gustav Johan Schartau, professore all'accademia reale di Lund con prove di lotta, di agilità, di salto in alto, di tiro alla corda, di corsa. E due anni dopo, nel 1836, durante la seconda edizione patrocinata dall'Accademia di Helsingborg, Schartau invita a partecipare tutta la Svezia a quelli che lui chiama ufficialmente "Giochi Olimpici Scandinavi". Ma i giochi di Ramlosa muoiono con la scomparsa del suo organizzatore.
Altre forme di giochi nel 1830 a Poznam quando atleti professionisti presentano uno spettacolo di circo intitolato "Competizioni olimpiche" e nel 1853 a New York, all'ippodromo Franconi, ove un torneo medioevale, una caccia al cervo, una corsa ad ostacoli e alcuni giochi definiti "olimpici" entusiasmano oltre 10.000 spettatori.
Sempre oltre oceano a Montreal, un club di podisti sotto il patrocinio del Governatore Generale organizza il 28 e 29 agosto del 1844 i "giochi olimpici di Montreal" con 28 prove nel programma.
Meritano più spazio i giochi di Rondeau. Nel 1832 a Grenoble, nel Piccolo Seminario di Rondeu, giovani studenti non sanno come passare il tempo libero e così, sollecitati da insegnanti impregnati di classicismo e studiosi dell'antica Olimpia, inventano, insieme, la "Passeggiata Olimpica" da tenersi nel giorno aggiuntivo di febbraio dell'anno bisestile, ".in nome del grande e divino Apollo, dio delle scienze, e della saggia e sacra Minerva protettrice delle arti".
Viene stilato un regolamento e così ogni quattro anni sui boschi di Rondeu si organizza la "Passeggiata Olimpica"," in memoria dei Giochi Olimpici che si celebravano ogni quattro anni ad Atene". Un comitato organizzatore, composto da cinque membri e da un segretario provenienti da studenti delle classi quinte, provvedono alla stesura del programma.
Ma l'entusiasmo aumenta con il passare del tempo e così i giochi di Rondeu verranno disputati non più negli anni bisestili ma tutti gli anni.
Tra i vincitori, nel 1851, appare anche il nome di Henri Didon, che divenuto poi prete sarà quel Pere Didon amico e consigliere di Coubertun.
I Giochi di Rondeu dureranno quasi cento anno cessando nel 1906, travolti da movimenti contestatori che vedevano questi istituti di natura religiosa centri di tradizione celtica. I Giochi di Rondeau sono ricordati però sia per la loro longevità e sia come esempio di un movimento non solo sportivo ma anche culturale legato alla memoria ellenistica.
Questi cento anni di storia sportiva non influenzano Coubertin.
Coubertin sarà invece favorevolmente impressionato dai Giochi inglesi di Munch Wendloch, creati dal medico Brookes con cui Coubertin tiene una ricca corrispondenza anche in previsione del Congresso che si terrà nel 1889.
Secondo il "Wellington Journal" Coubertin tiene una conferenza sui tappeti erbosi di Munch Wendloch, il 25 ottobre 1890 e resta colpito nell'assistere allo svolgimento di questi Giochi che si tenevano già da qualche anno. La sfilata degli atleti accompagnati da tutto il popolo, la cerimonia di apertura, le acclamazioni poetiche con riferimenti alla cultura greca uniti e legati al fatto sportivo, risvegliano in Coubertin il sogno olimpico.
E questi Giochi verranno disputati a lungo quasi fino ai giorni nostri.
Cerimonia di premiazione ai Giochi di Munch Wendloch
Cerimonia di premiazione ai Giochi di Munch Wendloch
Compaiono nel 1861 i "Giochi Olimpici" di Shropshire che si disputano a Wellington e poi nel 1864 a Shrewsbury. Sono seguiti dai "Giochi Nazionali Olimpici" di Londra (1866), di Birmingham (1867), di Wellington (1868), di Shrewsbury (1877), di Hadley (1883) e dal "Gran Festival Olimpico" di Liverpool (1862 - 1867). E ancora i "Giochi Olimpici" di Morpeth dal 1873 fino ad ora ed i "Giochi Olimpici" di Lake Palic dal 1880 al 1914.
Oltre all'Inghilterra, che fa la parte del leone, anche in Grecia avviene qualcosa. Un decreto di re Ottone I, nel 1837, annuncia che ogni cinque anni sarà organizzata ad Atene una mostra internazionale con tre sezioni: agricoltura, industria e giochi sportivi. Le sezioni di agricoltura e di industria hanno luogo, ma per i giochi sportivi bisogna aspettare almeno 20 anni quando il poeta Panagiotis Soustos lancia la rinascita dei Giochi Olimpici. Evangelis Zappas, ricco commerciante, che vive sulle sponde del Danubio, resta infiammato dalla proposta di Soutsos e si propone di finanziare i Giochi. E così, pur con la contrarietà di alcuni ministri ma con i favori della casa reale, i primi "Giochi Olimpici" greci hanno luogo nel 1859. Atleti "Professionalles" e atleti "Profanes" (non si conosceva ancora il termine "amatore") si incontrano in gare di lancio del giavellotto (distanza e precisione), di corsa breve, di lancio del disco, di corsa con i carri. Gare che si tengono ai margini della città, in quanto non sono ancora stati toccati i soldi (200.000 dracme) donati da Zappas, per realizzare gli impianti sportivi. Quest'ultimo intanto muore, lasciando a disposizione tutta la sua fortuna. Ed il 15 novembre 1870 si organizza la seconda edizione di questi giochi, con lo stadio rimesso a nuovo, e con 30.000 spettatori che applaudono un centinaio di atleti venuti da tutta la Grecia. Con la donazione di Zappas viene costruito lo "Zappeion", un edificio "polivalente", Palazzo di Esposizione, una sorta di club house, con spazi anche per mostre e fiere ed al suo interno, a perenne memoria, viene murato il cranio del mecenate.
Ma si entra in un periodo di crisi di identità ideologica e politica, per cui, per arrivare a nuove gare sportive, si deve arrivare al 1889 quando in un liceo, vengono organizzati (da parte del segretario del Comitato Organizzatore dei Giochi, Phokianos, rimasto unico paladino della manifestazione) giochi chiamati "Olimpici" e subito dopo, nel 1891, i "Primi Giochi Panellenici" seguiti nel 1983, da una seconda edizione cui assiste anche la famiglia reale, con grande riscontro di pubblico e di atleti.
A sensibilizzare il mondo greco erano stati anche i reperti archeologici venuti alla luce ad Olimpia, a partire dal 1875, su scavi di tedeschi e francesi, condotti anche da Johan Joachin Winckelmann, fondatore dell'archeologia moderna.
Intanto a Parigi, l'Unione Società Sportive Francesi (USFSA), di cui de Coubertin è segretario, sotto la sua spinta, indice alla Sorbonna dal 16 al 24 giugno del 1894, il "Congré International Athletique Paris" con all'ordine del giorno due cose: "amatorismo e professionismo" e "giochi olimpici". Coubertin, che del Congresso è anche commissario generale, predispone due commissioni "ad hoc" e dalla seconda commissione (su proposta del tedesco Dietrich Quanz) nasce l'idea, subito avvallata, di fondare una Commissione Internazionale per la rinascita dei Giochi Olimpici. Coubertin, che tra l'altro aveva cercato di percorrere questa strada, senza successo, due anni prima, nel novembre del '92, ha sempre dimostrato di credere nel movimento sportivo come elemento formativo pedagogico ("bisogna sempre cercare nella scuola, nelle università il segreto della grandezza o della decadenza di una democrazia") e cerca di spingere per l'olimpismo perché intuisce che i tempi, per un tale passo, sono arrivati.
E così il n° 1 del "Boullettin" del Comitato, che esce in luglio del '94, qualche giorno dopo la fine del Congresso, avrà la testata arricchita del moto "citius, altius, fortius", (più veloce, più alto, più forte) che sarà per sempre il moto olimpico.
Comincia qui la lunga storia del CIO - il Comitato Internazionale Olimpico -, con le sue battaglie, i suoi successi .

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A cura di: Giuseppe Barion
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