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Olimpiadi di Parigi 1924

Con grande sollievo per Coubertin (che lascerà il CIO l’anno dopo), le olimpiadi del 1924 si tengono a Parigi, dando alla Francia la possibilità di riscattarsi per il disastro dei Giochi del 1900. Precedute dalla prima edizione delle olimpiadi invernali (svoltesi a Chamonix tra il 25 gennaio e il 4 febbraio) le olimpiadi estive si svolgono dal 5 maggio al 27 luglio con apertura ufficiale il 5 luglio. La loro assegnazione è piuttosto ambigua: infatti, sulle altre autorevoli candidature di Amsterdam, Barcellona, Roma, Los Angeles e Praga, Coubertin, nella riunione di Losanna il 3 giugno 1921, chiederà espressamente ai consiglieri CIO, ”…che mi offriate il sacrificio delle vostre preferenze e dei vostri interessi nazionali, proclamando Parigi sede dell’ottava edizione dei Giochi”.
L’operazione di partenza comincia tra l’indifferenza generale della burocrazia, come lamenterà con amarezza e irritazione Coubertin nelle sue “Memorie Olimpiche”, anche perché sono coinvolti molti ministeri (Interno, Affari stranieri, Guerra, Istruzione pubblica, Agricoltura) ed il Consiglio municipale di Parigi. Anche la crescita dello Stadio di Colombes (che accoglierà 60.000 spettatori) avviene in modo lento tra interessi e meschinità di alcuni politici; vengono anche realizzati il velodromo di Vincennes e lo stadio del nuoto delle Tourelles nonché un villaggio olimpico, seppure con baracche di legno, ma che darà l’impronta per le future realizzazioni. Verso la metà di marzo il CNO francese pensa di rinunciare; ma Coubertin è sereno, in quanto sa che, in caso di rinuncia dei francesi, gli Stati Uniti sono pronti a subentrare. Tra l’altro è il trentennale del primo Congresso olimpico (in cui si decise il ritorno alle olimpiadi), ma Coubertin, (rispettoso delle regole) lascia al Comitato organizzatore il ruolo della preparazione dei Giochi riservandosi esclusivamente le festività della ricorrenza. Ma le cose procedono, grazie all’impegno del segretario del Comitato organizzatore,
Franz Reichel, che riesce a dotare gli impianti delle ultime tecnologie; nel “Rapporto Ufficiale”, da lui redatto in modo meticoloso, non si finisce di elogiare gli altoparlanti posti all’interno ed all’esterno dello stadio, la rete telefonica che collegava le piste nonché le venti linee telefoniche raccordate alla rete parigina.
Si confrontano 3.092 atleti (di cui 136 donne) di 44 paesi in 126 prove di 17 sport.
Manca comunque la Germania, che dopo i problemi sulla Ruhr con la Francia, non si sente tutelata e teme rappresaglie; e manca anche la Russia che sta ancora piangendo la morte di Lenin, avvenuta a Mosca in quello stesso anno, e ha ben altre cose cui pensare.
Vi sono anche momenti di tensione quando gli Italiani, scontenti per una decisione della Giuria nella scherma, abbandonano la sala cantando l’inno fascista e quando, sempre nella scherma, il giudice ungherese Kovacs squalifica il livornese Oreste Puliti, favorito, che perde l’oro; e dopo i battibecchi usuali la cosa non finisce, ma continua in duello, dopo quattro mesi a Budapest, risoltosi a favore dell’italiano con Kovacs ferito e sanguinante.
Anche nella finale di rugby si assiste ad un rissa spettacolare: i francesi, favoriti, sottovalutano la squadra Usa e quando si accorgono che la partita sta per essere persa (come in effetti lo sarà per 17-3) non riescono a sopportare le beffe degli avversari e tramutano il finale di gara in un vero scontro pugilistico cui partecipa pure il pubblico. E sarà l’ultima comparsa di questo sport sulle scene olimpiche.
Ma quelli di Parigi sono soprattutto i Giochi di Paavo Nurmi, fenomenale corridore finlandese, che ad Anversa aveva già vinto tre ori ed un argento. Sulla pista di Colombes questo atleta, schivo e silenzioso, entra nella leggenda olimpica vincendo cinque ori nello spazio di sei giorni: 1500m., 5.000m., 3 km a squadre, corsa campestre individuale e a squadre, con impresa sensazionale il 10 luglio quando vince a distanza di un’ora i 5.000 ed i 1.500 metri. Solo le concomitanze del programma parigino gli impediscono di aggiudicarsi anche i 10.000 metri vinti dal suo compagno di squadra Ville Ritola (non di meno con quattro ori e due argenti) con record del mondo; e che fosse lui il più forte, anche in questa specialità, Nurmi lo dimostrerà 40 giorni più tardi quando, in un confronto diretto su questa distanza, vince, abbassando il record di Ritola di quasi 20 secondi.
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Epici anche i duelli tra i velocisti Harold Abrams ed Eric Liddell (da cui il film “Momenti di gloria “ di Hugh Hudson): Liddell, pastore scozzese, internazionale di rugby, apprende che le gare sui 100 m., si svolgeranno di domenica, contrariamente ai suoi principi religiosi, e decide di prepararsi sui 200 e 400 metri; sarà quindi Abrams, studente di Cambrige a vincere sulla breve distanza lasciandosi dietro i favoriti americani Scholz (secondo) e Paddock (recordman mondiale, solo quinto) con terzo il neozelandese Porritt (futuro governatore Generale della Nuova Zelanda e poi chirurgo della famiglia reale inglese); due giorni più tardi i quattro fuori classe si incontrano nei 200m. con Scholz che vince davanti a Paddock (che aveva dominato tutta la gara) e con Liddell terzo; si rifà però Liddell il giorno dopo nei 400m. battendo l’americano Horatio Fitch e segnando il nuovo record del mondo (record che entrambi avevano già battuto nelle fasi eliminatorie); per lui questo exploit è il
trionfo della fede e ripresa la sua missione evangelica morirà in un campo di concentramento in Cina, privo di cure, per tumore al cervello.
Sono anche le olimpiadi di Johnny Weissmuller (il futuro Tarzan, che ritornerà anche ad Amsterdam), che vince un bronzo nella palla nuoto e tre ori nel nuoto (100m., 400m., Personaleetta 4X200), battendo il connazionale hawaiano Duke Paoa Kahanamoku, che ha già fatto parlare di se alle olimpiadi di Stoccolma e di Anversa.
Lo statunitense William DeHart Hubbard diventa il primo atleta di colore a vincere un evento individuale; comunque la sua vittoria nel salto in lungo sarà oscurata dalla performance di Robert Lucien Legendre, escluso dal team statunitense in questa specialità, ma che stabilirà il record mondiale della prova, partecipando al pentathlon, ove peraltro è bronzo.
Un vincitore di medaglia d’oro che mantiene la sua modestia è il francese Pierre Coqueline, che vinta la prova di tiro a terra con fucile di piccolo calibro, manda un messaggio a sua madre: “Sono campione olimpico -. Battuto il record del mondo - Arriverò giovedì mattina”.
Accanto ai giochi sportivi, dal 15 marzo al 15 aprile, sono sviluppati anche i concorsi di arte e letteratura: nella classifica generale la Francia risulta prima, seguita dal Lussemburgo e dalla Grecia; ma l’insieme delle opere è peraltro – come dirà Coubertin – “di un valore estetico alquanto modesto”.
Oltre alle cerimonie per i Giochi Olimpici sono tenute anche le “Feste per il trentennale del CIO”, organizzate direttamente da Coubertin, che mostrano spettacoli di grande qualità con ricevimenti ufficiali nel Municipio di Parigi sia per i delegati del Congresso sia per i membri del CIO.
Tutto considerato, comunque, i Giochi di Parigi riportano un successo relativo; nella sua lucidità Coubertin li ricorda ”malgrado il bello e meritevole sforzo per rivestirli di arte e di pensiero, troppo campionati del mondo cui è mancata la presenza dei geni nazionali, la collaborazione delle muse, il culto della bellezza”:
Tra le altre novità, in queste olimpiadi, viene ufficializzato il motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”, tratto da un sermone pronunciato per i suoi allievi dal reverendo Père Henri Didon (ancora il 7 marzo 1891) priore del Collegio d’Arcueil, grande amico di Coubertin e che credeva profondamente nello sport come elemento di formazione pedagogica: “tu che vuoi superarti, formare il tuo corpo e la tua anima per scoprire il meglio di te stesso, guarda sempre un gradino sopra quello che ti sei posto: più veloce, più alto, più forte”.
E per la prima volta, nella cerimonia di chiusura, vengono alzate tre bandiere: la bandiera del Comitato Olimpico Internazionale, la bandiera del paese organizzatore e la bandiera della futura nazione ospitante.
Anche a Parigi il medagliere italiano è di tutto rispetto, pur mancando dei cinque ori di Nadi passato al professionismo. Seppure con giuria palesemente di parte, la scherma ci dà nelle gare di squadra un oro (sciabola ) ed un bronzo (spada) mentre con il sollevamento pesi sono ben tre le medaglie più importanti che si mettono al collo Pierino Gabetti (pesi piuma), Carlo Galimberti (medi) Giuseppe Tonani (massimi). Si conferma ancora la ginnastica con oro agli anelli per Francesco Martino e per la squadra – concorso generale - guidata sempre da Martino; così come avviene nel ciclismo nell’inseguimento (De Martini, Dinale, Menegazzi e Zucchetti). Ed è ancora sua la gara dei 10 km di atletica per Ugo Frigerio mentre la medaglia più inaspettata la porta all’Italia Romeo Bertini, un contadino di Gessate, piccolo paese alle porte di Milano che, con una gara accorta ed entusiasmante, arriva secondo nella Maratona dietro al favorito finlandese Albin Stenroos. Argenti e bronzi arrivano dall’equitazione, dal canottaggio, e ancora dalla ginnastica.

 

A cura di Giuseppe Barion
Dirigente sportivo, vice presidente CONI prov. Padova fino al 2004 - Fondatore Biblioteca dello Sport - Promotore per un museo dello sport a Padova
giuseppebarion@email.it

 

 


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