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Preparatore fisico pallavolo

[di Alessandro Guazzaloca]

Nella pallavolo moderna il preparatore fisico non può più limitarsi a fare semplicemente il proprio lavoro. Deve invece essere un punto di riferimento imprescindibile per tutto un sistema di rapporti e interazioni (con allenatore, medico, fisioterapista, ecc.).

Il preparatore fisico dovrà possedere nel proprio bagaglio tecnico conoscenze relative a:

a) preparazione specifica della pallavolo;
b) valutazione funzionale specifica;
c) prevenzione specifica (non solo proposta di esercizi eseguiti correttamente, ma anche valutazione delle sollecitazioni e tutela dell’ atleta nello svolgimento dell’attività).
d) riabilitazione specifica (conoscenze tali da poterlo rendere capace di aiutare, ma non sostituire, sia il fisioterapista che l’allenatore anche con interventi diretti sul campo).

Staff della squadra:

preparatore fisico
fisioterapista medico
2° allenatore
1° allenatore

SQUADRA DI VALUTAZIONE FUNZIONALE DEL PALLAVOLISTA

FISIOTERAPISTA

anamnesi medica
funzionalità articolare
appoggio e assetto in posizione ortostatica (presenza di plantari)
valutazione osteopatia

PREPARATORE

a) anamnesi fisica
b) valutazione posturale
c) tensioni muscolari
d) composizione corporea
e) flessibilità articolare

Anamnesi fisica

Età (data di nascita).
Caratteristiche antropometriche generali (altezza, peso, reach).
Circonferenze specifiche (braccio, coscia alta-media-bassa, polpaccio).
Abitudini di allenamento (vissuto atletico del giocatore).
Infortuni passati (problematiche acute e croniche).

Valutazione posturale

Presenza di atteggiamento cifotico (diffuso in giocatori alti).
Scoliosi e deficit muscolari fra parte destra e sinistra del corpo.
Tensione lombare e ischio-crurale (difficoltà nella flessione del busto).
Power position corretta (spalle aperte, paravertebrali contratti, baricentro in asse sugli appoggi).

Tensioni muscolari

Contenuti di allenamento non equilibrati possono portare ad uno sbilanciamento fra distretti muscolari collegati funzionalmente tra di loro, determinando retrazioni e conseguenti squilibri muscolari.
Vanno quindi identificate ed eliminate in fretta eventuali tensioni, analizzando la postura e la simmetria di:
– capo, spalle, rachide, bacino e caviglie (posizionandosi posteriormente rispetto al soggetto).
– rachide cervicale, rachide dorsale, rachide lombare e addome (posizionandosi di fianco rispetto al soggetto).

Composizione corporea

Un atleta grasso non è un atleta!
Con una semplice plicometria è possibile monitorare costantemente (ogni 6 settimane) l’equilibrio fra massa grassa e massa magra.
Personalmente utilizzo otto pliche (bicipite, tricipite, pettorale, sottoscapolare, media ascellare, cresta iliaca, addominale, coscia anteriore), sviluppandole in due formule (Jackson & Pollock a sette pliche, Durnin a quattro pliche) e calcolando la media fra esse.

Valutazione della flessibilità

Alla lettura della postura dell’atleta va associata la funzionalità. Per questo è necessario, soprattutto con gli atleti più giovani, stilare un profilo di flessibilità attraverso tre semplici test di mobilità articolare:

– Sit end reach test (figura di Kendall)
– Squat Test (varie posizioni)
– Back rom test (seduto e supino)

TRE CONCETTI BASILARI

PREVENZIONE
Prevenire significa sviluppare un sistema di lavoro fisico tale da impedire che subiscano danni le strutture maggiormente sollecitate dall’allenamento tecnico. Farlo bene vuole dire ridurre il rischio e la gravità degli infortuni.

COMPENSAZIONE
Compensare significa ristabilire una situazione di equilibrio (in particolare muscolare) laddove i gesti tecnici specifici tendono ad alterarla. Farlo bene vuol dire limitare gli squilibri muscolari.

RIABILITAZIONE
Riabilitare significa riportare l’atleta alla normale e completa efficienza sportiva. Farlo bene vuol dire scongiurare il pericolo di recidive.

I FATTORI DELLA PREVENZIONE

 

ESTERNI

Calzature utilizzate
Stato del terreno di gioco e di allenamento
Condizioni ambientali (temperatura, umidità)
Ruolo e livello agonistico dell’atleta

INTERNI

Recupero, integrazione e rigenerazione
Riscaldamento e defaticamento
Carichi di lavoro
Stress emotivo
Pianificazione dell’allenamento
Equilibrio muscolare

CONCETTI GUIDA DI RIABILITAZIONE SPORTIVA

1) Riduzione della fase acuta (flogosi, ecc.).
2) Recupero del movimento (articolarità, corretta deambulazione, ecc.).
3) Recupero della forza e della resistenza muscolare.
4) Recupero della coordinazione e dell’equilibrio.
5) Recupero delle abilità sportive e del gesto atletico specifico.

Aspetti pratici della riabilitazione sportiva

Identificare in quale delle fasi precedentemente descritte (non isolate, ma interconnesse fra loro) si trova l’atleta infortunato.
Determinare il carico giornaliero di lavoro che l’atleta può sostenere, in modo da evitare sovraccarico o sottocarico.
Chiarire bene all’atleta la differenza fra guarigione biologica e ripresa funzionale, dove per ripresa funzionale si intende il recupero della piena capacità tecnico-coordinativa del gesto, della piena potenzialità agonistica massimale e della piena potenzialità di finalizzazione mentale sul compito di gara.
Impostare un programma di mantenimento preventivo dopo avere completato la fase di rientro all’attività agonistica.
Lavorare in stretta collaborazione con fisioterapista, medico e allenatore.

Fasi della riabilitazione

1) Riabilitazione ambulatoriale supporto psicologico e impostazione di terapie fisiche, manuali, posturali, ecc.
2) Riabilitazione in acqua: articolarità, esercizi propedeutici alla deambulazione, tonificazione e potenziamento muscolare eseguiti in ambiente protettivo.
3) Riabilitazione in palestra:
test di valutazione funzionale, tonificazione generale, recupero della deambulazione, lavori aerobici, esercizi propriocettivi.
4) Riabilitazione in campo:
programmi di tonificazione, coordinazione e destrezza specifica.

NOTA BENE (1)

I gesti specifici sportivi tendono a creare squilibri nella muscolatura.
Questi squilibri, se non adeguatamente compensati, portano a retrazioni che avvicinano i capi articolari e determinano, di conseguenza, una predisposizione alla sofferenza articolare.
Alcuni muscoli hanno la tendenza ad indebolirsi e ad accorciarsi, altri soltanto ad indebolirsi.
La giusta compensazione del gesto sportivo diventa quindi la prima forma di prevenzione dello sportivo.

NOTA BENE (2)

Nell’analisi del gesto sportivo non si valuta il singolo distretto muscolare, ma il movimento dell’intera catena cinetica. Per questo la soluzione di un problema fisico può a volte essere trovata lontana dal punto dolente.
Dolori alla spalla: retrazione dell’ileo-psoas.
Dolori inserzionali inguinali: retrazione dei flessori dell’anca, tale da portare ad uno spostamento in avanti del bacino che a sua volta porta ad un accorciamento degli adduttori.
Dolori alla schiena (zona lombare): retrazione dei flessori dell’anca e rigidità degli ischiocrurali, fattori che spingono all’iperlordosi. Debolezza di addominali e glutei.
Dolori al ginocchio: retrazione del retto femorale e squilibri fra flessori ed estensori della gamba.

ESERCIZI DI PREVENZIONE E COMPENSAZIONE NELLA PALLAVOLO

Tronco e arti superiori (1° parte)

Addominali (retto e obliqui)
Spinali (dorsali, lombari)
Posture scarico rachide lombare e ischiocrurali
Trazione + rematore (ercolina)
Tirate proni
Pulley basso (tirata spalle e braccia)
Retroposizione spalle (decubito prono, manubri)
Extrarotazione spalle (manubri, braccia distese)
Lat machine tirata al petto (presa inversa)

Tronco e arti superiori (2° parte)

Extrarotazione all’ercolina (leva corta, palla sotto il braccio)
Extrarotazione con manubrio (decubito laterale, leva corta)
Routine extrarotatori (esercizi con peso leggero)
Routine spalla (elastico)
Alzate laterali (manubri)
Alzate avanti palm down (manubri)
Esercizio baseball con manubri

Arti inferiori (1° parte)

Leg extension isometrico monopodalico (ultimi gradi, 6” lavoro + 1” rec.)
Leg extension eccentrico monopodalico
1/3 squat isometrico (6” lavoro + 2” rec.)
Leg curl eccentrico monopodalico (assistito)
Leg press eccentrico monopodalico
Piegate step monopodalico
Split squat (multipower, manubri)
Sissy squat (2 manubri alla parete)

Arti inferiori (2° parte)

Affondi frontali alternati (bilanciere, manubri)
Affondi laterali alternati (bilanciere, manubri)
Box squat (angolo profondo, con sosta)
Squat parallelo dinamico con palla medica tenuta fra le ginocchia
Sitting calf (fase eccentrica lenta)
Esercizi di propriocettività (schiena, caviglia, ginocchio)
Elettrostimolazione

 

 


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