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Nell'acqua è possibile percorrere lunghe distanze solo quando si è in grado di coordinare ritmicamente la respirazione con i movimenti natatori. Ciò significa che la respirazione va educata fin dall’inizio attraverso esercitazioni dapprima a secco e poi in acqua (anche se a tale proposito le scuole di pensiero sono diverse: c’è chi preferisce iniziare subito in acqua, soprattutto con i bambini, e chi, invece, decide di cominciare attraverso esercitazioni propedeutiche di educazione respiratoria a terra. Entrambi sono metodi validi e si addicono a seconda del tipo di utenza che si ha a disposizione).
Se non impariamo ad espellere l'anidride carbonica in misura uguale alla sua produzione, si verifica un principio che prende il nome di asfissia, la quale causa una sensazione di affaticamento all’interno dei nostri muscoli.
Di solito il principiante, al contatto della bocca con l'acqua, cerca di raddrizzare la testa, producendo così una pressione supplementare che deve vincere con l'espirazione.
Un esempio di gioco preparatorio alla respirazione in acqua consiste nel collocare i nostri bambini in un punto dove l'acqua non superi l'altezza dell'addome e far si che inclinino il tronco in avanti; posizionando poi una piccola palla di gomma nell’acqua, vengono indotti a sospingerla col naso verso una data direzione. Il gioco risulta più divertente se partecipano molti allievi, poiché la direzione della palla diventa più imprevedibile e può così trasformarsi in una gara della durata di un paio di minuti circa. Attraverso questo gioco, coloro che avevano già preso confidenza con la respirazione in acqua, tendono a tenere la bocca chiusa senza nemmeno accorgersene, spingendo la palla col naso senza perderne il controllo. Per giustificare gli effetti di tale esercizio, possiamo dire ai nostri allievi che l'acqua non è in grado di penetrare nei nostri polmoni quando questi sono pieni d'aria; in questo modo si sentiranno più sicuri ed eseguiranno l’esercizio più serenamente.
Una volta eseguito il primo gioco, si può passare all'esercizio ove il viso viene totalmente immerso nell’acqua. Prima di immergersi completamente bisogna inspirare con la bocca e poi, quando si è in fase di immersione, espirare l’aria dai polmoni (dapprima con il naso e poi con la bocca). Per eseguire questo esercizio l’allievo si dovrà mettere in posizione verticale appoggiato con le mani ai bordi della vasca per poi scendere lentamente fino alla completa immersione del viso. Successivamente, dalla posizione verticale si passerà a quella orizzontale (sempre tenendosi sul bordo), ove, battendo le gambe a mode crawl, si immergerà la testa per qualche secondo (buttando fuori l’aria) per poi riemergerla e respirare. Questi esercizi vanno eseguiti ritmicamente, senza fare movimenti bruschi, fino a raggiungere una certa automazione.
Un'altra variante consiste, partendo dalla posizione verticale, nel piegare il tronco in avanti, espirando l'aria nell'acqua.
Sempre dalla posizione orizzontale, attaccati al bordo della piscina, si può iniziare a respirare girando la testa una volta a destra e l’altra a sinistra. L’esercizio della respirazione laterale è tipico del crawl e può essere svolto anche tenendosi al bordo della piscina con una mano sola e respirando dalla parte della mano libera. Se nello stesso tempo si battono anche le gambe, ci si avvicina ancor di più alla coordinazione dello stile libero. Si può anche muovere il braccio non attaccato al bordo, imitando così la bracciata del crawl.
Secondo il principio di Archimede, se l'acqua spostata quando si nuota è pari al proprio peso corporeo, si è in grado di rimanere a galla. Ciò contribuisce a spiegare che la ragione principale per cui spesso si affonda è l’eccesiva tensione e contrazione muscolare dovute alla paura, che spesso si associa alla mancanza di aria nei polmoni. Una delle maggiori difficoltà da parte dei principianti è data proprio dal fatto che entrano in acqua troppo tesi, a scapito della naturalezza dei movimenti stessi, condizione questa molto importante per il galleggiamento.
Insegneremo prima a galleggiare in posizione prona, cioè con il viso verso il basso, e poi in posizione supina, cioè con il viso verso l'alto. Si insegna prima a galleggiare proni perché nella parte anteriore del viso si trovano tutti gli organi sensitivi e quindi psicologicamente è la posizione più adatta per immergere la testa. Le braccia vengono distese in avanti o lateralmente.
In posizione supina si perde più facilmente il controllo dell'equilibrio; inoltre, lo sforzo che si deve compiere per mantenere la testa sulla linea del corpo che galleggia è superiore. È come camminare indietro, cosa che provoca una sensazione di pericolo incontrollato.
Quando si eseguono gli esercizi di galleggiamento in posizione orizzontale, è importante riuscire poi a ritornare nella posizione verticale senza fare movimenti bruschi e disomogenei. Ci sono infatti molte persone che temono di mettersi in posizione orizzontale perché credono che non riusciranno più a ritornare in piedi.
I seguenti esercizi di galleggiamento, simili ai giochi acquatici, hanno lo scopo di conferire all'individuo fiducia in se stesso.
Primo esercizio di galleggiamento: inspirare profondamente ed immergere il viso in acqua in modo tale che la testa rimanga sulla stessa linea del tronco. Alzare lentamente le mani dal fondo aprendo le braccia a croce. L'esercizio deve essere ripetuto fino ad ottenere dei tempi di immersione della testa pari a circa 10 secondi.
Secondo esercizio di galleggiamento: mettersi in piedi dove l'acqua arriva alla vita, inspirare e flettere il busto in avanti; nello stesso tempo piegare le gambe ed abbracciare le gambe flesse. La testa dovrà assecondare il movimento del corpo rimanendo sott’acqua; trattenere l'aria il più a lungo possibile e tornare alla posizione di partenza una volta espirata l'aria dal naso.
Terzo esercizio di galleggiamento: assumere la posizione orizzontale prona del “morto”, con le braccia distese sopra la testa e le gambe a mode rana. Mantenere tale posizione per qualche secondo, quindi ritornare alla posizione verticale di partenza. Anche questo esercizio va eseguito dove si tocca e deve essere ripetuto fino a raggiungere la completa padronanza dei movimenti.
Quarto esercizio di galleggiamento: “la capriola”; durante la fase di immersione espirare tutta l’aria che si trova dentro ai polmoni, quindi respirare durante la fase aerea. Questo è anche un esercizio propedeutico alla virata.
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